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Smalto celeste

Ci sono momenti che raccontano il senso di un progetto meglio di qualsiasi numero. Durante una visita al progetto Disability de L’Africa Chiama, che si prende cura di bambini con disabilità in Kenya un semplice dettaglio ha racchiuso il significato più profondo dell’accompagnamento alle famiglie di bambini e bambine con disabilità. È da questo episodio che nasce questa riflessione personale.

Un cerchio di mamme che si sostengono a vicenda

Durante la mia missione in Kenya il mercoledì fra un colloquio ed un altro mi chiamano per dirmi che è da poco iniziato il parental meeting settimanale delle mamme con bambini con disabilità e che se ho piacere posso assistere. È un’attività alla quale non ho mai avuto l’opportunità di partecipare e quindi non esito neanche un istante ed il mio è un sì.

Entro nella stanza del progetto disability dove l’incontro è già iniziato: in cerchio ci sono circa una ventina di donne, tutte con in braccio o accanto il proprio figlio o la propria figlia.

Due cose chiare le uniscono tutte: sono donne ed i figli che hanno accanto hanno una disabilità. Per la maggior parte sono donne giovani e per la maggior parte le forme di disabilità sono molto gravi.

A facilitare l’incontro, che avviene con cadenza settimanale, oggi c’è una collaboratrice dell’associazione, Nelly. Al centro del cerchio c’è un cartellone e a terra tanti cartoncini colorati sui quali sono ripetute alcune parole: Joy, challenge, hope, support, dreams (gioia, sfida, speranza, sostegno e sogno). All’inizio dell’incontro Nelly ha chiesto ad ogni mamma di scegliere due parole che potessero raccontare il loro viaggio di mamme ed è così che inizia una discussione dove ogni mamma può raccontare prendendo spunto da due parole chiave come si sentono.

Tutte le mamme parlano in kiswahili e questo purtroppo mi obbliga ad avere al mio fianco Lilian, la responsabile del progetto, che traduce ogni passaggio. Essere obbligata a richiedere una traduzione mi infastidisce perché sento di rovinare un silenzio sacro di ascolto da parte del gruppo rivolto alla mamma che parla e che con estrema fiducia si sta aprendo in emozioni, storie e vissuto alle altre mamme.

Ogni parola pronunciata da una delle mamme trova comprensione negli sguardi di tutte le altre ed è come se ogni intervento trovasse armonia con le altre voci nella stanza. Tutte si ritrovano a vivere le stesse difficoltà, le stesse paure e tutte sembrano avere gli stessi sogni e le stesse speranze. Nessuna si sente sola in quella stanza.

Lo smalto celeste di Babi

Nel corso dell’incontro più volte però mi distraggo. Lilian è al mio fianco a tradurre e sulle braccia ha sua figlia, Babi di 14 anni, anche lei con una grave disabilità dovuta ad una paralisi cerebrale. Mentre la guardo non posso pensare alle difficoltà vissute da Lilian nel crescere da sola Babi per 14 anni: difficoltà economiche, difficoltà fisiche, difficoltà dettate dallo stigma sociale ma soprattutto le difficoltà psicologiche nell’affrontare la cura di una persona con una grave disabilità. Penso a quanto siamo fortunate ad averla nel nostro staff perché ogni volta che interviene per dare anche lei sostegno alle altre mamme le sue parole hanno una forza immensa e sono piene di significato per ogni mamma presente nella stanza perché lei le sta pronunciando con la sua ragione di vita avvolta fra le braccia.

Nel guardarle, mi colpisce un dettaglio: Babi ha lo smalto sulle unghie, un bello smalto color celeste. Penso che a metterglielo sia stata proprio Lilian in un momento di estrema dolcezza e complicità femminile fra mamma e figlia. Penso che Lilian ogni giorno abbia mille problemi legati a Babi ma anche agli altri figli e che nonostante questo senta il bisogno di ritagliarsi degli sprazzi di leggerezza, per lei, per Babi e per loro due insieme… oltre le pappe, oltre i pannoloni, oltre la bava che Babi produce e che Lilian deve perennemente pulire per evitare che si strozzi o che riempia i polmoni rischiando un’infezione.

Il regalo di Giorgia

Intanto l’incontro sta volgendo al termine: è il momento dei saluti e dei ringraziamenti e ce n’è uno speciale quel giorno. Giorgia, la volontaria in servizio civile, termina la sua esperienza e rientrerà in Italia qualche giorno dopo. In questi 12 mesi di servizio uno dei progetti che ha seguito maggiormente è stato proprio questo ed è quindi molto legata ad ogni mamma e ad ogni bambino. Le saluta ringraziandole per tutto quello che le hanno saputo trasmettere e fra un singhiozzo e un altro con le lacrime agli occhi dice che non le dimenticherà mai.

Le saluta infine con un regalo speciale e con un augurio: “Non dimenticatevi mai di essere donne prima di tutto. Prendetevi cura di voi stesse”.

Consegna al gruppo un cofanetto da tenere nella sala della riabilitazione con un dono davvero speciale, un kit per la manicure con tanti smalti colorati, da usare insieme quando hanno gli appuntamenti per i trattamenti e per essere occasione di chiacchiere fra donne, leggere e spensierate.

Sorrido e mi commuovo di fronte al gesto di Giorgia: avevo pensato fino a pochi minuti prima a quello smalto celeste di Babi e poco dopo Giorgia aveva consegnato una scatola di cui non ero a conoscenza piena di smalti colorati alle mamme.

A voi lascio questo semplice racconto di uno sprazzo di vita vissuto nel centro de L’Africa Chiama a metà giugno di questo 2026 insieme ai pensieri che mi sono passati nella mente in quei minuti e insieme alle emozioni forti che ho vissuto.

Lo condivido con voi perché possa farvi comprendere quanto è grande quello che accade dentro quel piccolo centro ogni giorno, oltre i numeri, oltre i risultati, oltre i fatti, oltre le parole…anche solo dietro uno smalto celeste!

Raffaella Nannini

Coordinatrice de L'Africa Chiama