Oggi annuncio un traguardo davvero importante per tutte e tutti noi: quest’anno L’Africa Chiama compie 25 anni.
A dirlo così sembra poco, ma a me pare incredibile: mi sembra ieri quando, nel 1993, con Italo e i nostri figli abbiamo fatto il primo viaggio in Zambia. L’associazione ancora non esisteva, ma qualcosa era già cominciato.

Quel viaggio è stato terribile e bellissimo insieme.
Siamo tornati tutti e quattro “malati”: il mal d’Africa ci aveva contagiati, e non ci avrebbe più lasciati.
All’inizio sostenevamo alcune iniziative umanitarie del Progetto Rainbow della Papa Giovanni XXIII in Zambia. Poi, quasi senza accorgercene, è nata L’Africa Chiama.
Italo – il più “malato” di tutti e anche il più vulcanico – aveva una frase che ripeteva spesso: «Dobbiamo camminare insieme: né davanti, né dietro».
È diventata la nostra bussola.
Da un primo centro per ragazzi di strada, sostenuto con 15.000 euro l’anno e tanta fiducia, siamo cresciuti passo dopo passo.
Italo inventò le bomboniere solidali (all’epoca eravamo tra i primi), io tenevo la contabilità su un file Excel e un altro con i nomi dei donatori, stampante accanto al letto.
Le donazioni arrivavano, i progetti crescevano, e con loro la responsabilità.
In Zambia, Kenya e Tanzania siamo passati dall’essere semplici finanziatori al doverci prendere cura direttamente dei progetti: cooperanti, rendicontazioni, trasparenza, viaggi di monitoraggio.
È stato impegnativo, ma necessario. E possibile grazie alle persone che hanno continuato a crederci.

In Zambia abbiamo costruito il Centro Shalom: prima una scuola, poi l’inclusione dei bambini con disabilità, insegnanti di Braille, lingua dei segni, fisioterapia.
Oggi è una scuola riconosciuta dallo Stato, con oltre mille studenti e studentesse, con e senza disabilità.
Accanto alla scuola è nata una clinica per mamme e bambini, poi un vero e proprio centro di maternità: l’ultimo sogno di Italo, prima di lasciarci.

Questi 25 anni di L’Africa Chiama raccontano un percorso fatto di relazioni, scelte quotidiane e responsabilità condivise.
Potrei raccontarvi ancora molto, ma forse bastano alcuni momenti.
Come quella volta in Zambia, quando i nostri figli mangiavano con i bambini del centro una minestra con la pasta… e qualche verme.
Quando proposi loro di venire a mangiare con noi, risposero:
«Se la mangiano loro, la possiamo mangiare anche noi».
O in Kenya, nella baraccopoli di Soweto, dove si curavano ferite e subito dopo si cenava sullo stesso tavolo, senza tovaglia. All’inizio faticavo. Poi c’ho fatto l’abitudine.
O ancora in Tanzania, quando persi portafoglio, documenti e soldi durante un lungo viaggio in pullman. Mi fu restituito tutto, fino all’ultimo euro. E pensai a quante volte si parla e si giudica generalizzando, senza sapere, senza conoscere.
Oggi L’Africa Chiama è presente in Kenya, Tanzania, Zambia e in Italia, con progetti di istruzione, salute, nutrizione, inclusione, sensibilizzazione.
Ma soprattutto è presente con persone, relazioni, scelte quotidiane.
Se siamo arrivati fin qui, è perché abbiamo continuato a camminare insieme.
Grazie a chi c’era all’inizio, a chi è arrivato lungo la strada e a chi ci sarà domani.
Continua a seguirci perché sarà un anno di incontri, racconti, memoria e futuro. Un anno per festeggiare i traguardi raggiunti, ma soprattutto per rinnovare il nostro impegno quotidiano!
Presto ti sveleremo come intendiamo festeggiare…
Con affetto,
Teresa
