Articolo di Maria Costanza Giovanelli, operatrice volontaria in Servizio Civile a Lusaka
Ci sono scelte che nascono da un impulso, e altre che crescono lentamente, quasi in silenzio. La mia decisione di partecipare al Servizio Civile Universale in Zambia è stata entrambe le cose: un desiderio profondo e una scelta consapevole.
Ho scelto il Servizio Civile perché sentivo il bisogno di mettere in pratica nella realtà il mio percorso di studi. Dopo aver approfondito i temi della cooperazione internazionale e dell’inclusione delle persone con disabilità, volevo mettermi in gioco in modo concreto, assumendomi responsabilità e vivendo il quotidiano dei progetti.
Il Servizio Civile rappresentava per me un ponte tra teoria e pratica.
Perché scegliere L’Africa Chiama per il Servizio Civile
Scegliere L’Africa Chiama ha significato scegliere la coerenza.
Due anni fa sono partita per lo Zambia per un’esperienza breve di volontariato con l’associazione. In quell’occasione ho conosciuto un modo di fare cooperazione basato sull’ascolto, sulla collaborazione con partner locali e su un lavoro paziente e rispettoso delle comunità.
Non si trattava semplicemente di “portare aiuto”, ma di costruire percorsi insieme.
Questo approccio mi aveva colpita profondamente e mi ha convinta a tornare. Volevo far parte di un’organizzazione che misura il cambiamento non solo nei numeri, ma nelle relazioni e nelle opportunità create.
Tornare in Zambia: un’esperienza di Servizio Civile più consapevole
Quando ho fatto domanda per il Servizio Civile Universale, non stavo scegliendo un luogo sconosciuto. Stavo scegliendo di tornare.
Lo Zambia non era più una destinazione sulla mappa, ma un luogo che aveva già lasciato un segno dentro di me. Non era la curiosità dell’ignoto a spingermi, ma il desiderio di approfondire, di restare più a lungo, di passare dall’osservare al contribuire.
È un Paese ricco di bellezza, ma anche di contraddizioni e forza. La mia prima esperienza mi aveva insegnato molto, lasciandomi però anche tante domande aperte. Tornare significava dare continuità a quelle domande e alle relazioni costruite.
Crescita personale e responsabilità nel Servizio Civile all’estero
Questa seconda esperienza è diversa: meno idealizzata, ma più autentica.
Conoscevo già il contesto, alcune dinamiche e alcune persone. Eppure, tornare non è stato più semplice, come immaginavo. Quando torni, non puoi più nasconderti dietro lo stupore del “tutto è nuovo”.
Devi prendere posizione, assumerti responsabilità, accettare di essere parte attiva.
Questa esperienza mi sta insegnando che l’ascolto è uno degli strumenti più potenti nella cooperazione internazionale.
Mi sta insegnando anche che scegliere di tornare è un atto di cura: verso le relazioni, verso un impegno che non volevo fosse temporaneo, e verso una parte di me che in Zambia ha trovato qualcosa di autentico.
Un anno di Servizio Civile: molto più di un’esperienza professionale
Se la prima volta ero partita per scoprire, questa volta sono partita per restare.
Il Servizio Civile Universale in Zambia non è solo un’esperienza professionale: è uno spazio di crescita personale, in cui sto imparando a essere più attenta, più umile e più capace di lavorare insieme agli altri.
Tornare non significa ripetere.
Significa approfondire.
Significa trasformare un incontro in un impegno.
Ed è questo, oggi, il senso più profondo della mia scelta..

Maria Costanza Giovanelli, operatrice volontaria in Servizio Civile Universale in Zambia
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