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Servizio Civile Universale in Tanzania: le storie di Caterina e Anna

Cosa significa partire per il Servizio Civile Universale in Tanzania?
Quali sono le motivazioni, le paure e le scoperte che accompagnano un’esperienza di cooperazione internazionale?

Abbiamo raccolto le testimonianze di Caterina e Anna, due giovani volontarie impegnate nei progetti de L’Africa Chiama, per raccontare da vicino cosa vuol dire vivere ogni giorno accanto alle comunità locali.

Un’intervista doppia che mette a confronto percorsi diversi, ma uniti dallo stesso desiderio: mettersi in gioco e guardare il mondo con occhi nuovi.

Caterina, 28 anni

Da dove vieni: un paese sull’Appennino in provincia di Bologna
Tre parole per descriverti: paziente, testarda, accogliente
Una cosa che porti sempre nello zaino: uno snack

Background

Che percorso di studi o lavorativo hai fatto prima del Servizio Civile?
Mi sono laureata in Fisioterapia nel 2020 ed ho poi proseguito lavorando come fisioterapista sia con bambini che adulti.

Prima di partire, cosa stavi facendo nella tua vita “di tutti i giorni”?
Lavoravo come Fisioterapista in un ospedale privato a Bologna.

Avevi già avuto esperienze di volontariato o all’estero?
Sì, nel 2024 sono stata per 5 settimane a prestare servizio volontario come fisioterapista in un ospedale di una zona remota del Madagascar.

La scelta

Qual è stata la molla che ti ha spinto a fare domanda per il Servizio Civile Universale?
Da tanto tempo desideravo candidarmi ma ero frenata da paure e vincoli esterni (lavoro, necessità familiari o personali). Quest’anno si sono allineati alcuni fattori e il desiderio era più forte della paura, perciò mi sono buttata!

Perché hai scelto L’Africa Chiama tra i tanti enti possibili?
Ho prima cercato un progetto che fosse di mio interesse e dopo, informandomi sull’associazione e chiedendo un confronto ai volontari ed ex-civiliste che erano partite con L’Africa Chiama, ho scelto questa ONG: stimo molto il lavoro che fanno da anni sul territorio (e ora sono felice di vedere che ciò che leggevo prima di partire non erano solo parole) e condivido con loro i valori.

E perché proprio la Tanzania?
Prima che il paese, appunto, ho individuato il progetto e l’associazione: a quel punto il campo si era già molto ristretto. Con la Tanzania avevo poi un conto aperto di vecchia data, ed è stata quindi una scelta “di pancia”: mi sono data l’opportunità di vivere questo paese da dentro, fiduciosa e pronta ad accogliere tutto il bello (e il meno bello) che sarebbe arrivato.

Anna, 28 anni

Da dove vieni: Verona
Tre parole per descriverti: impulsiva, curiosa, emotiva
Una cosa che porti sempre nello zaino: diario per scrivere

Background

Che percorso di studi o lavorativo hai fatto prima del Servizio Civile?
Prima del Servizio Civile ho studiato per cinque anni in una scuola di osteopatia e successivamente ho aperto un mio studio.

Prima di partire, cosa stavi facendo nella tua vita “di tutti i giorni”?
Prima di partire facevo davvero tante cose. Lavoravo come osteopata, tenevo un corso in palestra come istruttrice fitness, insegnavo karate agli agonisti e lavoravo come aiuto compiti per i bambini.

Avevi già avuto esperienze di volontariato o all’estero?
Sì. A giugno 2024 sono stata per un mese in Tanzania, in un centro per bambini con disabilità, dove ho lavorato come osteopata. Il villaggio si chiamava Same, si trova a nord della Tanzania nell’entroterra.

La scelta

Qual è stata la molla che ti ha spinto a fare domanda per il Servizio Civile Universale?
La possibilità di mettermi in gioco, di uscire dalla mia zona di comfort e catapultarmi in una nuova avventura, con l’opportunità di conoscere un’altra parte del mondo.

Perché hai scelto L’Africa Chiama tra i tanti enti possibili?
Mi ha convinta fin da subito perché è emersa immediatamente la struttura ben organizzata dell’associazione, la serietà dei progetti e anche la grande disponibilità.

E perché proprio la Tanzania?
Ho scelto la Tanzania perché l’avevo già visitata per un breve periodo e me ne sono subito innamorata. Quando sono tornata a casa pensavo solo al desiderio di ritornarci e di conoscere ancora più da vicino questa cultura. Volevo scoprirla nel profondo e cercare di dare una risposta alle tante domande e ai dubbi che mi erano rimasti dopo il mio ritorno in Italia.

L’esperienza

A sei mesi dall’inizio, qual è stato il momento più gratificante vissuto finora?
Mi sono sentita molto grata di testimoniare ed essere (una piccola) parte dei progetti quando ho visto quanto essi nutrano la comunità: un bambino malnutrito che esce dal programma, un piccolo con disabilità che raggiunge una nuova tappa motoria e, con essa, un modo inedito di abitare il suo mondo.

E invece il momento più difficile o faticoso?
È faticoso ogni momento in cui mi confronto col fatto che la vita è anche una questione di fortuna, che il privilegio – che ho e di cui spesso non mi rendo conto – passa per fattori sovradeterminati e che non hanno niente a che vedere con il merito o la giustizia: dove sono nata geograficamente, quali sono i valori con cui mi hanno educato, quali sono le priorità che hanno guidato la mia crescita, le tutele che mi garantisce il mio contesto sociale e politico, e infine la fiducia, la possibilità di desiderare e determinare la mia vita: tutte cose che qui sono tutt’altro che scontate.
Difficile è trovare un motivo per cui io dovrei poterne godere ed i beneficiari che incontro quotidianamente, invece, spesso no.

C’è qualcosa che ti ha messo davvero alla prova, più di quanto immaginassi?
Alcune differenze culturali, come la diversa concezione del tempo e della cura/educazione dei bambini.

Riflessioni e consigli utili

Cosa ti sta dando questa esperienza che non avevi minimamente messo in conto prima di partire?
Nuove prospettive sulla vita e su me stessa, nuove domande a cui rispondere.

Cosa diresti a chi sta pensando di fare domanda ma ha paura?
Se il desiderio supera il timore: parti! Ti farai un grande regalo e ti accorgerai che le paure erano spesso solo ombre.

Una cosa che la Tanzania ti ha insegnato.
Che non sempre è facile colmare le distanze ma che spesso può valerne la pena.

Completa la frase: “Il Servizio Civile per me è…”
Il Servizio Civile per me è apertura verso nuove possibilità.

 

 

L’esperienza

A sei mesi dall’inizio, qual è stato il momento più gratificante vissuto finora?
Uno dei momenti più gratificanti è stato quando due bambini del progetto Kipepeo, dedicato alla malnutrizione, hanno concluso il loro percorso e sono usciti dal programma.
Lo considero un momento molto importante perché permette di vedere concretamente il lavoro svolto dalle nutrizioniste e da tutto lo staff de L’Africa Chiama. È la prova di quanto questa iniziativa sia fondamentale per il territorio e che, con costanza, si possono ottenere risultati reali.

E invece il momento più difficile o faticoso?
Il momento più difficile l’ho vissuto all’inizio della mia esperienza. La prima volta che sono andata in un focal point l’impatto è stato molto forte. Ero spaesata e non riuscivo a capire cosa dovessi fare. Le operatrici non sono state molto d’aiuto in quella situazione perché non riuscivamo a comunicare: loro non parlavano inglese e la mia conoscenza dello swahili era molto limitata.
Mi sono sentita esclusa e incapace di interagire con loro, con le mamme e con i bambini. Quando provavo a dire qualcosa avevo la sensazione di essere presa in giro, e questo mi faceva sentire molto in imbarazzo.

C’è qualcosa che ti ha messo davvero alla prova, più di quanto immaginassi?
Ciò che mi ha messo più alla prova, e che ancora oggi rappresenta una prova costante, è l’apprendimento della lingua swahili e, di conseguenza, le relazioni con la popolazione locale.
La difficoltà maggiore è riuscire a esprimere le proprie esigenze, i propri pensieri e le proprie emozioni in una lingua completamente diversa dalla tua. Far emergere la propria personalità attraverso parole che a volte non ti appartengono o non ti risuonano è una grande sfida.

Riflessioni e consigli utili

Cosa ti sta dando questa esperienza che non avevi minimamente messo in conto prima di partire?
Questa esperienza mi fa nascere ogni giorno nuove domande sul mondo, domande a cui spesso non so dare una risposta. Non avevo messo in conto quanto ci sia ancora da scoprire e quanto, in realtà, siamo all’oscuro di molte cose.
Ogni giorno è una novità e questo crea una forte sete di conoscenza e una continua ricerca di consapevolezza. Tuttavia, la consapevolezza è anche un’arma a doppio taglio: da una parte è meravigliosa perché ti permette di ampliare i tuoi confini, dall’altra ti apre gli occhi su ingiustizie così radicate che, nel tuo piccolo, non puoi fare altro che accettare.

Cosa diresti a chi sta pensando di fare domanda ma ha paura?
Non c’è niente di più magico che partire verso mete che non conosciamo, dove tutto deve essere scoperto poco alla volta. Uscire dalla propria zona di comfort è un atto di coraggio, e per avere coraggio è necessario anche avere paura.
Una volta superato questo scoglio, diventerà una delle esperienze più significative della tua vita. Ogni giorno ti ringrazierai per non aver dato troppo ascolto ai timori e alle insicurezze, ma per aver seguito la tua determinazione e il desiderio di scoprire il mondo.

Una cosa che la Tanzania ti ha insegnato.
La lentezza. In Tanzania il tempo assume una forma completamente diversa: ogni cosa viene fatta lentamente, senza fretta. Non a caso la frase che si sente più spesso è “pole pole”, che significa “piano piano”.

Completa la frase: “Il Servizio Civile per me è…”
Un’esperienza che ti permette di metterti in gioco a 360 gradi. Ti fa crescere sia a livello personale sia relazionale, ti fa vedere da un’altra prospettiva il mondo e ti insegna a conoscere culture molto distanti dalla realtà a cui siamo abituati.
È un’esperienza che ti permette di imparare il senso di comunità e ti aiuta a non giudicare, né l’ambiente che ti circonda né te stesso. Ti rende una persona più forte, meno insicura, più cosciente e capace di vedere e capire meglio le esigenze degli altri. Il Servizio Civile per me è una grande prova di umanità e di condivisione.

Il Servizio Civile Universale in Tanzania è molto più di un’esperienza all’estero: è un percorso di crescita personale e professionale che lascia un segno profondo.

Le parole di Caterina e Anna raccontano con autenticità cosa significa vivere questa scelta ogni giorno, tra difficoltà, scoperte e nuove consapevolezze.

Se stai pensando di partire, forse questo è il momento giusto per iniziare.

Hai tempo fino alle ore 14.00 del 16 aprile 2026 per presentare la tua candidatura: per saperne di più clicca qui

Caterina Lorenzini

Operatrice volontaria in Servizio Civile Universale in Tanzania

Anna Savio

Operatrice volontaria in Servizio Civile Universale in Tanzania