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L'AFRICA CHIAMA ONLUS ONG - Via Giustizia , 6/D - 61032 Fano (PU)

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foto di Jan volontario ad Iringa in Tanzania

TESTIMONIANZA DI JAN VOLONTARIO AD IRINGA (TANZANIA) - 
Oggi, 8-04-09, com’è “lontana” la Tanzania!

Ci vuole un volo lunghissimo. Roma-Londra e Londra_Dar Es Salaam. Ma non pesa più di tanto… Si va in Africa!.

Atterro, insieme a Giannetta, altra volontaria de L’Africa Chiama in mattinata, e questo enorme continente ci saluta con un caldo che non avevo mai sentito. Un forno.

Da Iringa, la nostra destinazione, ci separano 8 ore di viaggio, ma 8 ore da attraversare in uno spettacolo che non può che risultare indimenticabile.

Tra ritardi e avarie al motore del pullman arriviamo a destinazione in serata, verso le 10, dove ci attendono Marina e Giuseppe.

Due giorni sono passati in viaggio, ma ora finalmente siamo arrivati.

Lì, nella casa famiglia, ci sono anche due caschi bianchi, Chiara e Ciccia.

C’è da familiarizzare con la casa e le abitudini, non si può entrare in maniera dirompente e arrogante.

Marina e Giuseppe spiegano, a me e Giannetta, alcune cose sul funzionamento della casa famiglia. Altre cose invece vanno scoperte vivendoci.

Nell pomeriggio tornano da scuola i ragazzi. Lo Swahili sembra essere una barriera per un buon rapporto, ma un po’ di inglese, un po’ di italiano e molti sorrisi valicano anche questo muro.

C’è una tale semplicità in quella casa. La noti subito. La noti in tutte le persone che ci vivono. Non c’è nemmeno bisogno di parole per carpirla.

I bambini danno una mano a pulire il prato, danno una mano a levare il fango dal canale di scolo, a pulire la casa, a fare giardinaggio, senza lamentarsi minimamente, e soprattutto non vedi rabbia nei loro volti per colpa di quei lavori. Si lavora allegramente tutti insieme. Per richiamare tutti a raccolta, Marina non deve andare da ognuno e ordinare loro di iniziare il lavoro, le basta dire “Pratooo”, e via, tutti in giardino.

Nei giorni a venire conosco lo Shalom, il Nutritional e il Kizito.

Lo Shalom è un centro ricreativo sito a Ipogolo/ro(?), un quartiere davvero molto povero. Per arrivarvi si attraversa tutta Iringa, e la prima volta che la attraversi rimani stupito a guardare i colori che ti circondano. Colori che noti appiccicati alle strutture e all’abbigliamento della gente. Ognuno è diverso dall’altro, ognuno veste in maniera originale. Mica stai lì a vestirti in base a quale colore si trova meglio abbinato con un altro! I colori sono tutti belli, basta metterli insieme.

Poi il tutto ha come cornice una vegetazione da brividi ed un cielo così vicino che puoi quasi toccarlo.

Lo Shalom è fantastico. E’ aperto ogni pomeriggio ed i ragazzi di Ipogolo e dintorni vanno lì a giocare a Basket, a pallavolo, a ping pong, ed a seguire corsi di cucina, di Karate, e imparare a fare i braccialetti e anche a seguire corsi di musica e di inglese In pratica passano il pomeriggio, e passarlo lontano dalla strada è davvero importante.

Lì ho trovato una chitarra classica. Non aspettatevi una chitarra normale. Quella era distrutta, la paletta era totalmente scollata, e si reggeva grazie alla tensione delle corde. Inutile dirvi quanto fosse scordata. L’ho presa, mi sono seduto una panchina e come ho potuto ho iniziato ad accordarla e a cercare di cacciare qualche suono. Io vi giuro che, tempo pochi secondi, sono stato circondato dai ragazzi che erano nel centro. Provavano a suonarla anche loro, e poi chiedevano, e parlavano, e mi dicevano i loro nomi, mi insegnavano a contare in Swahili ed erano curiosi. Io li facevo cantare, e non era importante se la chitarra era lontanissima dall’essere accordata. Ad alcuni dovevo chiederlo più di una volta di cantare, per fargli mettere mano sulla chitarra invece bastava un sorriso con un cenno. Altri si lanciavano e srotolavano rap in Swahili degni del miglior Snoop Dog.

Il Kizito è un centro che accoglie i ragazzi di strada. Qui trovano da mangiare e un tetto sotto il quale dormire. Fanno amicizia tra loro. Sono rimasto colpito dall’atmosfera che si respira lì dentro. Sono ragazzi gentilissimi, e mantengono una dignità ed un comportamento che non mi aspettavo. Non sono i ragazzi di strada che ti aspetti in Italia, in Europa o in USA. Non sono volgari, non ti prendono a parolacce, non sono violenti. Fanno un braccialetto e te lo legano al braccio.

Nel Nutritional si danno dei pasti ai bambini fino a 5 anni, malnutriti. E’ una struttura particolare. Qui ho osservato. Le mamme portano lì il bambino o i bambini. Le mamme o le nonne perché spesso lì i bambini sono orfani, e sono fortunati se hanno una nonna. Il martedì, il giovedì ed il Sabato avevano la possibilità di mangiare. Il Sabato, Chiara da loro un sacchetto con delle provviste e li pesa.

Durante il mio soggiorno, nella casa è stata adottata una nuova bambina, Zulfa.

“Dovete vedere che occhioni ha, è bellissima”, così Marina ce l’ha presentata a tutti, quando da noi sarebbe stata descritta facendo riferimento quasi solo esclusivamente al suo grave handicap. Inutile dire che la descrizione esatta è quella che ci ha dato Marina. Inoltre Zulfa ha un bellissimo sorriso, e quindi si faceva di tutto per farla ridere, soprattutto Giuseppe, il quale ci riusciva con successo.

Qui ho vissuto un mese stupendo. Ho osservato e imparato. Ho visto che c’è gente senza niente, con una sola maglietta e niente altro, persone che stento a credere che mangino tutti i giorni, che per strada ti saluta e ti sorride. Ma di quei sorrisi veri. E se li hai conosciuti nello Shalom, ti chiamano per nome. Ed è bello.

I sorrisi che ho immortalato dei bambini della casa, sono sinceri, non hanno nulla di artefatto, non sono pose.

Ho inoltre avuto la conferma, se mai ce ne fosse stato bisogno, che il razzismo non ha alcuna base su cui fondarsi. Non ha motivo di esistere, e non lo ha mai avuto. Gli abitanti del continente africano non sono meno intelligenti di noi, ed il loro colore non è dovuto allo sporco, è semplicemente il colore che la Terra ha scelto per loro.

Ricorderò sempre Iringa, i suoi colori, le foto e i dipinti di Bob Marley in giro per il paese, i Dala Dala, l’allegria delle persone, i bambini di 3 o 4 anni che ti chiamano “Muzungu” (da loro accetto di buon grado questo epiteto) e allegramente ti salutano, aspettano il tuo saluto di risposta e allegramente ti lasciano andare con un “See you Tomorrow” .

Non scorderò mai nemmeno, in ordine alfabetico, Chiara, Ciccia, Giuseppe e Marina, persone davvero brave di animo. Persone rare così sono una speranza. Loro fanno davvero tanto. Sono orgoglioso di averli conosciuti, insieme a tutti bambini della casa famiglia, perché sono stati il motore di questo mio Marzo 2009.

Tutto ciò mi ha riportato a casa contento, senza nostalgia, perché sono rientrato in Italia con una consapevolezza nuova, e con un bagaglio più colmo di quello con il quale sono partito, e certamente non ho dato l’addio alla Tanzania, ma un arrivederci.

Solamente che, nel momento in cui sto scrivendo, stanno ancora scavando tra le macerie de L’Aquila, per colpa del recente terremoto. E squallidamente le televisioni si sono avventate sulla tragedia in cerca di scoop e di interviste di pessimo gusto in un presente per il quale dovremmo ringraziare i molti speculatori edili della nostra penisola. E intanto è opinione comune che il Terzo Mondo sono Paesi come la Tanzania ed il suo continente, che in questo momento sono una realtà davvero “lontana”, purtroppo.

p.s. ovviamente un grosso ringraziamento va a L’Africa Chiama, perché mi ha concesso questa opportunità, e perché fa davvero molto nei posti in cui opera.

Jan Notargiacomo Volontario in Tanzania - Marzo 2009

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